RUBRICA "DALL'ULTIMO BANCO VEDEVO IL MONDO - I RACCONTI DI ANDREA": A MODENA NON USCITE DA SOLI PER NATALE - V^ PARTE
Dall'ultimo banco vedevo il mondo
I racconti di Andrea
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© Andrea
Ronchetti |
A MODENA NON USCITE DA SOLI PER NATALE
V^ parte
L’atmosfera, nella sala della Prefettura dove si teneva la
riunione, indetta per motivi di somma priorità ed urgenza non era certamente
delle più allegre. La tensione si mostrava palpabile come fosse una di quelle
cortine di fumo presenti nei locali degli anni Cinquanta, o di un saloon del
Far West. Peccato non ci fossero il pianista col cappellino di paglia e la
bellona in gonna plissettata, busto di stecche di balena, vita da vespa e piume
di struzzo. Al loro posto, invece, facevano bella mostra di sé altri
personaggi, meno appariscenti e sicuramente meno divertenti: il sindaco, con
una faccia da cane bastonato e un piede già nella fossa della sicura mancata
rielezione, il prefetto, a capotavola, ma senza la benché minima voglia di
pagare il conto per tutti quanti, e lo stuolo dei vari comandanti di tutte le
Forze di Polizia della città, dei Carabinieri, dei Vigili Urbani, e chi più ne
ha più ne metta. Figurava, serissimo, in piedi, vicino ad un muro e con una
bacchetta in mano, anche il comandante dell’Accademia Militare, che in quel
preciso istante stava rendendo edotti, con una voce stentorea da “dopo vi
interrogo”, gli astanti della disposizione dei suoi uomini nei punti nevralgici
di Modena, con l’ausilio tecnologico di una cartina topografica proiettata
sulla parete.
«Eccolo!» annunciò il questore.
Il commissario venne accolto dalle parole del prefetto che esordì
con un poco augurante «Stavamo attendendo proprio lei!» e proseguì passandogli
il cerino acceso: «Dopo gli ultimi tragici sviluppi, la situazione, come lei
certamente comprenderà, si è fatta di un’estrema gravità. Mi auguro che, in
qualità di ufficiale di Polizia preposto a dirigere il coordinamento delle
indagini, lei sia in grado di fornirci informazioni concrete che portino presto
ad un rasserenamento del clima cittadino!»
Il commissario Morini incontrò gli occhi del suo massimo
superiore, il questore, che, con un cenno del capo ed una speranza nel cuore,
lo invitò a tirar fuori dal cappello tutti i suoi conigli; ma di conigli lui
non ne aveva nemmeno uno, e neppure di colombe, così da stupire i presenti con
un bel: «Mi rammarico per le ulteriori vittime, ma mentre io sono qua, i miei
uomini stanno procedendo all’arresto del colpevole, sulla base di prove certe e
inconfutabili».
Purtroppo no. Tra le mani, da offrire a quei potenti, non aveva
fazzoletti multicolori annodati tra loro in una bella fila infinita e nemmeno
un superbo triganino* da lanciare in cielo con un biglietto sul quale stava
vergato il successo con penna d’oro, ma solamente un modesto rapporto che assomigliava
miseramente ad un insulso piccione, di quelli che infestano piazza Grande o
assaltano gli incauti avventori di Altedo** se lasciano due patatine fritte sui
tavolini all’aperto.
Cominciò comunque a parlare, esponendo i fili di un ragionamento e
portando all’attenzione dei presenti l’unica povera cosa che la sua
bucherellata rete di pescatore di criminali aveva raccolto: un’idea, un’ipotesi
soltanto, non suffragata da alcuna prova tangibile.
«Sto aspettando un mandato per procedere ad una perquisizione
dell’abitazione del sospettato, che tuttavia è comunque in questo momento
sottoposto ad azione di sorveglianza continua da parte del nucleo
investigativo».
Qualcuno obiettò: «Ma intanto potremmo anche metterlo in stato di
fermo, no?»
Il questore prese le sue difese: «Beh, si potrebbe anche fare. Ve
lo immaginate però se incorriamo in un errore giudiziario? La stampa ci
triturerebbe! La verità è che secondo quanto ha esposto il commissario Morini
non è che abbiamo molti appigli giuridici concreti per fermarlo: un avvocato
qualsiasi ci farebbe fare una figura ridicola! Meglio procedere per gradi...»
In quell’istante si udì bussare alla porta: un attimo dopo
comparve il De Sarpi con in mano un documento.
«Scusate se interrompo la riunione» disse e porse il foglio al suo
superiore, bisbigliando: «Me l’ha portato ora Bonetti. E c’è pure un’altra
cosa, ma non qui».
Il commissario lo guardò un attimo con aria interrogativa, diede
un’occhiata a ciò che aveva ricevuto poi proclamò: «Signori, ho tra le mie mani
il mandato di perquisizione. Spero di potervi aggiornare presto con buone
notizie. Con il vostro permesso...»
Ricevuto il via libera, con un moto di grande sollievo, uscì come
un lampo da quello stanzone dove l’aria gli era sembrata irrespirabile fin dal
momento in cui vi aveva messo piede: «Cosa c’è ancora?» domandò, mentre
andavano alla macchina.
«Hanno chiamato i responsabili del sistema di telecamere di
sicurezza sparse in città. Ritengono di aver subito un attacco informatico
mirato».
«Vale a dire?»
«Qualcuno ha cancellato o modificato, quasi in tempo reale, le
immagini relative alle zone e agli orari nei quali sono stati commessi gli
omicidi. Utilizzando un programma molto sofisticato, per giunta. Se ne sono
accorti solo ora. Un lavoro da esperti, dicono».
«John Darrymore è stato dirigente di una società di software...»
«Però qualcosa sono riusciti a recuperare e in uno dei file
si intravede in via Gallucci una figura umana che non era mai stata notata
prima. Un uomo che zoppica».
Al commissario sfuggì un mezzo sorriso.
[continua...]
___________________
Note:
* Razza di colombi originaria del Modenese, utilizzata come colombo viaggiatore e per un caratteristico gioco di volo, ora allevata solo da pochissimi appassionati.
** Altedo, storica pizzeria al taglio, in piazza Mazzini.



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