RUBRICA "DALL'ULTIMO BANCO VEDEVO IL MONDO - I RACCONTI DI ANDREA": A MODENA NON USCITE DA SOLI PER NATALE - IX^ PARTE


Dall'ultimo banco vedevo il mondo 

I racconti di Andrea

 
© Andrea Ronchetti

A MODENA NON USCITE DA SOLI PER NATALE 

IX^ parte 

 
 
Il commissario Morini arrestò la sua vecchia utilitaria un isolato prima di quello dove stava ubicata la villetta dei Darrymore. Parcheggiata la macchina, si avviò a piedi, accendendosi l’ennesima sigaretta, la raggiunse con calma e passò oltre, come fosse un cittadino ignaro dei fatti che l’avevano vista testimone. All’altezza del cancello d’ingresso, però, vi aveva gettato un’occhiata dentro, e l’aveva osservata con attenzione. Stava immersa nel buio più totale, com’era naturale che fosse. 
Vi girò intorno e sul retro, all’angolo con un’altra proprietà, la siepe di lauro era meno fitta e la cancellata... scavalcabile. 
Si guardò intorno, poi saltò il fosso. 
“Se mi ha visto qualcuno posso già ritenermi un ex commissario” pensò, mentre infrangeva la legge. All’ingresso principale i sigilli non erano stati tolti; stavano ancora lì, fu facile verificarlo, pure nell’oscurità. Ora si trattava di entrare, senza fare troppo rumore e non allarmare i vicini. Una finestra laterale si prestò ottimamente allo scopo. Con un temperino che si era portato da casa, e facendosi luce con la torcia del telefono, riuscì ad alzare la serratura a cremonese della finestra e a sgusciare dentro, senza lasciare traccia alcuna di effrazione. Un lavoro fatto ad arte: glielo aveva insegnato un vecchio topo d’appartamenti, con cui aveva stretto amicizia. Sorrise, tra sé e sé: un ladro che aiuta  un poliziotto... 
Con calma si guardò intorno, ruotando la torcia: era una stanza semivuota, adibita forse a studiolo. Tenendo la luce molto bassa raggiunse la porta e si ritrovò in un corridoio. Perlustrando la casa arrivò fino alla sala dalla carta da parati orrenda, quella con il caminetto, e si accomodò sul divano, al buio. Era quasi mezzanotte. Ora doveva solo aspettare. 
Fu un rumore a svegliarlo. Secco, isolato. Si tirò su dalla posizione supina che aveva assunto, quando, o per noia, stanchezza o per un calo di tensione, si era addormentato. Aveva perso la cognizione del tempo, ma pensò che fossero sicuramente passate alcune ore. Rimaneva in silenzio, seduto su quel divano, poi uno scalpiccio gli fece trattenere il respiro fino a quando una figura, nell’oscurità appena velata dalla luce della strada che filtrava dalle imposte, si presentò nella stanza. 
Il commissario accese la torcia del suo telefono e la puntò contro quell’ombra, inchiodandola vicino ad una credenza. 
«Ciao, Paul!» 
Nessuna risposta. La figura, alta e atletica, stava voltata verso il mobile. 
«Mi hai visto poche volte, ma sono sicuro che tu sappia chi sono, non è vero?» 
Quell’ombra si girò versò la sorgente di luce e una voce maschia, adulta, calma e consapevole di sé finalmente rispose: «Sì, commissario. L’ho riconosciuta». 
«Stai cercando il passaporto, non è così? Tuo padre te l’ha detto dove sta, oggi, in carcere. Per poter scappare, salvarti. Che bravo, tuo padre! Ti sta dando il tempo di andartene. Prima che la Polizia capisca tutto... sempre che capisca, s’intende». 
«Cosa c’è da capire?» 
«Dai Paul, non far finta, con me non funziona più! Devo dire che siete due attori bravissimi, tu e tuo  padre. Il ritardo cognitivo, la zoppia di tuo padre... che era reale una volta, certo. Gli argentini gli centrarono il ginocchio con un colpo di fucile e tornò claudicante dalla guerra. Peccato però che abbia dimenticato di raccontare che poi, anni dopo, con l’impianto di una protesi in una clinica in Brasile, il problema venne risolto. Ne siamo venuti a conoscenza perché in Inghilterra c’è un’indagine in corso da parte dell’ente pensionistico nazionale, per truffa. Intanto, però, questa omissione, che è servita a continuare a ricevere la pensione di invalido di guerra in primis, ha avuto anche un altro scopo, forse quello principale e più importante: coprire te, quando si presentava la necessità. Come qua, a Modena, quando uscivi a mietere le tue vittime. Non solo. La finta zoppia di papà non era l’unica misura studiata per nasconderti, celarti al mondo. Tuo padre ha creato una vera e propria nebbia di protezione intorno a te, Paul, con abilità e determinazione. Ecco, dunque, il tuo immaginario disturbo psichiatrico, ecco il programma sul tablet. Tutto per proteggerti. Tant’è vero che pure l’immagine che la Polizia Postale è riuscita a estrapolare dai database del circuito di video sorveglianza in cui si vede tuo padre in via Gallucci è voluta, non un caso. Ce l’ha messa proprio lui, per coprirti le spalle, ancora una volta. Cancellando così quei frame del file in cui invece apparivi tu. Non sarebbe stato sufficiente eliminarli e basta, mi sono chiesto? No… perché tu dovevi avere un alibi, in ogni caso. E cosa c’è di meglio che costruire un altro colpevole? Purché tu rimanessi libero, tutto si doveva fare, inventare. Senza lasciare nulla d’intentato. Mi sbaglio?» 
Paul intanto si era seduto su una delle poltrone: «Può togliermi quella luce dagli occhi, commissario? Per favore...» 
«Ah sì, certo, scusami. Accendi la lampada a stelo». 
Paul si allungò per eseguire la richiesta e riaccomodatosi ebbe la sorpresa di vedersi puntata addosso la canna di una Beretta novantadue effe; l’arma d’ordinanza del commissario Morini. 
«Perdonami, Paul, ma mi sento più sicuro se ti tengo sotto tiro: penso tu mi comprenda. Dov’ero rimasto? Ah, le telecamere. Poi, il ritardo cognitivo, direi. Interpretato benissimo, non c’è che dire. Siete riusciti ad ingannare tutti, fino ad ora. Avrete fatto molte prove, immagino...» 
«Come ha fatto a capire?» 
«Qualcosa stonava. C’era troppa, come dire, perfezione nei tuoi gesti, nelle tue scenate. Ma ne ho avuto la certezza quando hai alzato gli occhi verso la telecamera, uscendo dalla sala colloqui del carcere. I tuoi occhi... troppo vivi, veri, presenti. Ti hanno tradito, Paul». 
«Papà lo diceva spesso: non guardare i dottori per troppo tempo negli occhi. È impossibile nascondere per sempre la verità che sta celata nel profondo dello sguardo di un essere umano». 
«Che grande uomo è tuo padre. Lo ammiro, sai? Ammiro la sua disperata determinazione. Tutti i padri si sacrificano per i propri figli. È vero. Come i soldati che hanno giurato di sacrificarsi per la Patria. E il tuo papà... è soldato e padre allo stesso tempo. Cosa doveva fare? Dopo il suicidio di sua moglie, l’unica donna che avesse mai amato, gli eri rimasto solo tu, da difendere, da proteggere. Contro tutti, per via del male che ti tormentava da dentro. A costo di fare una vita raminga, di scappare ora in un posto, ora in un altro, appena il cerchio si cominciava a stringere attorno a voi. A costo di progettare un programma informatico per renderti invisibile dalle telecamere, come di costruire finti attrezzi di morte, come quelle due assurde manopole da cavaliere medioevale, da sporcare con il sangue ancora fresco delle tue vittime che lui rinveniva sui tuoi vestiti laceri, quando tornavi a casa, senza accorgersi stavolta che c’era anche la tua, di traccia ematica, mescolata a quelle delle tue vittime. Traccia ematica che la Scientifica ha chiamato “Sconosciuto n° 1 e che hai lasciato quando hai macellato quel povero inserviente del quale non rammento mai il nome, il quale, tentando un’estrema, inutile difesa dai tuoi artigli e dai tuoi denti, ti ha ferito con un coccio di vetro. Non c’è bisogno di prenderti un campione di sangue per procedere ad un confronto. Lo so che non mi sbaglio…» 
Fece una piccola pausa il commissario Morini, poi concluse: «E tutto questo, soprattutto, avendo ben chiaro che il costo finale era finire in galera al posto tuo. Un prezzo che tuo padre era ben disposto a pagare pur di permetterti di fuggire». 
Paul se ne stava immobile, ad ascoltare colui che lo poneva inesorabile di fronte all’abisso della verità. 
Ma il suo corpo, no, non era immobile: mentre davanti a sé si dipanava l’orrenda verità della sua vita, esso iniziava a mutare, a trasformarsi, dapprima quasi impercettibilmente e poi, in  maniera inesorabile, sempre di più, con maggior evidenza. I capelli ricci diventavano più irsuti, una folta peluria gli andava uscendo dal collo della camicia e dai polsini, le orecchie si allungavano...
Il commissario sentì un terrore folle bussare alla porta dei suoi sensi e strinse ancor più forte la Beretta.

[continua...
 
© Andrea Ronchetti
 
 
 
Qui l'VIII^ parte del racconto 


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