RUBRICA "DALL'ULTIMO BANCO VEDEVO IL MONDO - I RACCONTI DI ANDREA": A MODENA NON USCITE DA SOLI PER NATALE - III^ PARTE
Dall'ultimo banco vedevo il mondo
I racconti di Andrea
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© Andrea
Ronchetti |
A MODENA NON USCITE DA SOLI PER NATALE
III^ parte
Il commissario Morini passò il primo pomeriggio in Questura, a
vagliare i profili dei tre numeri espunti dalla lista di quelli che si erano
agganciati alla cella telefonica della zona all’ora del delitto e che erano
stati ritenuti interessanti. Uno dei tre lo colpì in modo particolare:
apparteneva, secondo il contratto fornito dal gestore telefonico, ad un pensionato
di origine straniera: un inglese, che abitava in una villetta appena fuori dai
viali dei parchi, in zona Buon Pastore. Chiamò un suo fidato sottoposto con cui
collaborava assiduamente e aveva instaurato un rapporto di fiducia e amicizia,
il vice commissario De Sarpi, e gli comandò di scovare quante più informazioni
possibili su quell’uomo.
Era sera quando il collega, affaticato ma sorridente, si presentò
nel suo ufficio e gli appoggiò sul tavolo una cartellina.
«Ho rotto i coglioni a tutti: quelli della Sezione Informatica, la
Polizia Postale, l’Ufficio Immigrazione, ma ho ottenuto ciò che serviva. È
tutto lì dentro!» «Non ho tempo per leggerlo. Fammi un riassunto».
«Come si chiama e dove abiti lo sapevamo già dal contratto
telefonico: John Darrymore, originario del Devonshire, dov’è nato
sessantacinque anni fa. È arrivato da poco in città. Con un figlio adulto,
Paul, inabile al lavoro».
«Perché?»
«Esattamente ancora non sappiamo, o meglio non abbiamo per ora
evidenze ufficiali. Ha fatto immediatamente richiesta di assistenza ai servizi
sociali e stanno per affidargli un sostegno. Comunque, abbiamo scoperto che ha
acquistato online farmaci
antidepressivi, sonniferi e altri tipi di psicofarmaci».
«Qualche specialista è andato a visitare quel ragazzo?»
«Solo il medico di base. Si tratta di un ragazzone alto e dinoccolato,
di buona costituzione fisica, tranne un’evidente zoppia. Un incidente domestico
da bambino, ha spiegato il padre. Comunque il dottore ha riscontrato un ritardo
cognitivo, certificato dal padre con documenti del servizio sanitario nazionale
inglese. In parole povere: ha ventisei anni, ma la testa di un fanciullo».
«Il padre se ne occupa da solo?»
«È vedovo. Da diversi anni».
«C’è altro?»
«Dunque, cito a memoria, in ordine sparso: ex Royal Marines, veterano delle
Falkland, ha lavorato come dirigente in un’azienda di software a Londra,
lavoro che l’ha portato in giro per il mondo, non fuma, ovviamente beve birra e
whisky come tutti gli inglesi che si rispettano e ha un hobby: si
diletta di piccoli lavori di carpenteria metallica. Lo abbiamo scoperto esaminando
i suoi acquisti online».
«Vuoi dire che fa il fabbro per hobby?»
«Sì. Ah, un’ultima cosa... zoppica pure lui! Pare sia dovuto a
causa di una ferita di guerra».
«Andiamo a farci quattro chiacchere».
Una villetta solitaria, con poco giardino, in stile eclettico,
chiaramente ristrutturata da poco. Dipinta in colori chiari, tenui, le imposte
di legno grigie, un garage per due vetture separato dal corpo centrale con un
vialetto dall’erba incolta che portava in strada e frondose siepi di lauro
tutto intorno alle cancellate di ferro di confine.
Al commissario risultò subito antipatica; chissà quanto costava
l’affitto... un affitto che lui non poteva certo permettersi. Ma l’inglese sì.
S’era fatto accompagnare da De Sarpi: quattro occhi vedono meglio
di due.
Erano le diciotto in punto quando partirono un paio di scampanellate.
Una tenda si scostò e un viso dallo sguardo interrogativo gettò un’occhiata
oltre i vetri a cercar di capire chi fossero quei due tizi, impaludati in un loden
blu notte, che avevano deciso di turbare la quiete casalinga. Il citofono
gracchiò: «Chi è?»
Una voce senza inflessioni d’oltremanica.
«Polizia di Stato. Cerchiamo il signor Darrymore».
La porta si aprì.
Un vecchio, canuto, di statura non eccelsa, dal fisico esile ma
non gracile, e gli occhi attenti e profondi: «It’s me».
«Buonasera mister Darrymore, scusi il disturbo, sono il commissario
di Polizia Morini e chi mi accompagna è il vice commissario De Sarpi; questi
sono i nostri tesserini. Vorremmo parlare con lei, se ha dieci minuti da
dedicarci».
«A che proposito?»
«Lei legge i giornali, mister Darrymore?»
«In Inghilterra, il Times. Qua, nessuno».
«Allora, forse non sarà al corrente che ieri sera è avvenuto un
delitto in città; un omicidio che definire orrendo sarebbe troppo banale.
Possiamo entrare?»
«Io veramente non ne ero al corrente, but sorry... prego, accomodatevi!
Posso offrirvi qualcosa?»
«Siamo in servizio. Un’altra volta, volentieri».
«Prego, per di qua».
L’inglese fece accomodare i due poliziotti in un salottino, con un
piccolo caminetto spento al centro del muro portante, tra due finestre,
decorato da una terrificante carta da parati a righe di varie tonalità di rosa.
Addossato ad uno dei muri divisori, che separava la sala da altri vani, un
divano di velluto di un colore che non c’entrava niente con la carta e un paio
di poltrone di fronte, similmente inguardabili, delle quali gli ospiti presero
immediatamente possesso.
«È molto che sta a Modena?»
«Sono arrivato a fine novembre, il ventinove, per la precisione».
«Solo? Direttamente dall’Inghilterra?»
«No, non dall’Inghilterra. Arriviamo dagli Stati Uniti d’America e
no, non sono solo. È con me mio figlio, Paul».
«Dov’’è suo figlio, ora?»
«Sta riposando... Ma lei mi parlava di un delitto, commissario...»
Lui fece finta di non aver sentito la domanda.
«Appena da un mese qua a Modena? Parla molto bene l’italiano,
mister Darrymore; senza inflessioni o accento anglosassone, come mai? Ha già
soggiornato in Italia, in altri periodi?»
L’inglese non lo diede a vedere, ma cominciò a innervosirsi: «Sono
di origine inglese solo per metà; mia madre era italiana. E ci ha trasmesso
l’amore per la sua patria e per la lingua di Dante».
«Ci?»
«Anche a mio figlio. Pure lui, come me, è perfettamente bilingue».
«Complimenti!»
«Ora, se volesse togliersi la maschera e darmi qualche ragguaglio
in più sulla vostra visita ne sarei felice. Perché sono sicuro che voi siate
già a conoscenza di tutto quello che mi ha chiesto finora, e pertanto non siete
venuti qui per parlare di queste sciocchezze o del tempo che farà a Natale… In
più, mio figlio tra poco si alzerà e avrà bisogno della mia assistenza, perché
ha diversi problemi. Inoltre, scusate la franchezza, ma sono certo che siate al
corrente pure della sua situazione, per cui non fatemi altre domande inutili!»
«Lei è un ex soldato e si vede: abituato ad andare subito al sodo.
Va bene, mister Darrymore: ieri sera, in corso Vittorio Emanuele, un uomo, un
clandestino nordafricano è stato assassinato. In maniera brutale».
L’inglese si sollevò dal divano per andare a versarsi due dita di whisky
da una bottiglia di vetro sfaccettato a losanghe e senza tradire all’apparenza
emozioni, con una voce piana e atona, domandò: «Ed io, cosa c’entro, mi scusi?»
«Abbiamo riscontri che provano che, all’ora del delitto, lei fosse
nei paraggi».
«Ma ci saranno state centinaia di persone, nei paraggi, in quel
momento... Parla di riscontri, che tipo di riscontri?»
Il commissario provò a bleffare: «Ci sono molte telecamere di
sicurezza nella zona. Stiamo vagliando tutte le posizioni, mister Darrymore,
non solo la sua. Lei era là: per quale motivo?»
«Telecamere? Beh, certo, ora sono dappertutto. Sì, c’ero. Per fare
cosa? Ma mi pare chiaro: per comperare qualche regalo a mio figlio!»
«Lo può provare?»
«Of course! Ho ancora gli scontrini dei negozi, dove potrete
controllare l’ora di emissione».
«Se fosse così gentile da poterceli esibire... E suo figlio? Chi
pensava a lui mentre lei non c’era? Ha qualcuno che bada a lui?»
«Nessuno, purtroppo. Quando esco da solo cerco di farlo dormire
con alcuni leggeri sedativi e poi... corro!»
Darrymore depose il bicchiere di liquore e si assentò un attimo.
Tornò con alcuni scontrini di negozi d’abbigliamento del centro e di un locale
dove si mescevano vini. L’inglese quasi si scusò: «Ero stanco, avevo camminato
molto. Mi sono fermato a bere e mangiare qualcosa! Tanto ero sicuro che Paul
non si sarebbe svegliato ancora per un bel pezzo...»
«Ha fatto bene, allora. Questi scontrini, se non le dispiace, li
teniamo noi. Mi dica una cosa, mister Darrymore: quanto tempo è che si prende
cura di Paul da solo?»
«Da quando è morta mia moglie: tredici anni fa».
«Non ha mai pensato di risposarsi?»
«Paul è un fardello che devo portare io. E io solo».
«Unicamente lei? Perché allora, appena arrivato, ha chiesto un
sostegno ai servizi sociali?»
«Intendo dire fardello psicologico. E poi nessuna donna può
esserci nella mia vita, dopo mia moglie».
«Lei guadagna bene, mister Darrymore? Questa casa... immagino vogliano un bel gruzzolo,
d’affitto!»
«Sono un dirigente d’azienda in pensione. In più, come ha
ricordato lei, sono un ex militare. Servivo sua Maestà Britannica nei Royal
Marines, sergente nella terza Brigata Commando e alle Falkland gli
argentini mi hanno fracassato un ginocchio. Immagino avrete notato che zoppico.
Per questa ferita mi è stata riconosciuta un’indennità, una pensione che
percepisco quale invalido di guerra. Le anticipo un’altra delle sue inutili
domande: siamo venuti qui perché in Italia, in virtù di accordi tra
l’Inghilterra e il vostro paese, sia la pensione di anzianità che l’indennità
mi vengono corrisposte al lordo, e questo mi fa comodo. Assistere Paul costa
parecchio, lo sa?»
«Perché a Modena? L’Italia è piena di posti meravigliosi! Non so,
Roma, Napoli, il mare, le Dolomiti...
«Paul voleva vedere dove costruivano le Ferrari, e Modena è una
città tranquilla, adatta a noi. Quindi siamo rimasti qua. E un delitto anche
questo, commissario?»
«No... no di certo!»
«Right! E ora... scusatemi ma vi devo chiedere di
andarvene. Paul non è abituato a estranei in casa, e tra poco si desterà».
«Più chiaro di così... Grazie, mister Darrymore, per il tempo che
ci ha voluto dedicare. Se non ci dovessimo rivedere, le auguro Buon Natale!»
«Ma lei ha intenzione di rivedermi, vero signor commissario?»
«Spero di no, mister Darrymore».
Sull’uscio di casa il commissario Morini si voltò verso l’inglese
e fece, improvviso: «Che ci trova d’interessante a fare il fabbro per hobby?»
Darrymore s’irrigidì, ma rispose con immediatezza: «Sapete anche
questo! Poi dicono, in Inghilterra, la Polizia italiana... Mi rilassa.
Costruisco cose».
«Costruisce cose... come spade o lame, mister Darrymore?»
L’inglese non reagì: «Ha mai giocato con il Meccano, signor commissario?
Per mio figlio...»
Il commissario annuì.
Una volta in macchina si rivolse al suo sottoposto, che non aveva
mai fiatato: «Che ne dici?»
«Non mi piace...»
«Neanche a me. Verifica gli orari degli scontrini con le
telecamere del centro storico e vai nei negozi a controllare di persona, con
una fotografia, se si ricordano di lui, e come se lo ricordano, se ha fatto o
detto qualcosa di particolare. Metti qualcuno a sorvegliarlo: voglio sapere
quando esce, se esce da solo come dice o con il figlio, dove va e cosa fa.
Attento! Viene da un reparto d’élite, sa guardarsi le spalle: scegli uno in
gamba. Inoltre contatta l’Interpol: voglio sapere dove ha abitato negli ultimi
tredici anni fino ad oggi, vale a dire da quando gli è morta la moglie. Solo
l’Inghilterra e gli Stati Uniti? Non ci credo! Ah, e se ci sono delitti
irrisolti simili a questo nei posti dove lui è stato. Per il Regno Unito forse
è meglio se mandi una richiesta diretta a Scotland Yard, poi ci pensano
loro, così è tutto più rapido. Dai, datti da fare, chiama a raccolta la squadra
e metti a tutti il pepe al culo!»
«Ehi! Ma è una montagna di roba! E tu che fai, di grazia?»
«Tu pensi che io sia un bieco sfruttatore e un privilegiato perché
essendoti superiore in grado ti rifilo uno sproposito d’incombenze noiose e
sfiancanti mentre io magari mi metto lì in ufficio ad aspettare i risultati con
i piedi sulla scrivania, ma ti sbagli; invece mi tocca un compito assai
ingrato: vado a cena con la mia ex moglie. Vuoi andarci tu al mio posto?»
«A cena con Gabriella? Dio me ne scampi! Preferisco di no: mi basta
la mia! Ma guarda che non ha raccontato balle, almeno sugli scontrini!»
«Su questo ci metto le mani sul fuoco pure io, ma voglio vederlo
con i miei occhi; perché poi c’è un motivo ben preciso per tutto quello che ti
ho chiesto...»
«Quale?»
Il commissario accese la vettura con un ghigno sarcastico: «Ma
scusa, dove la metti la responsabilità che ci è piovuta addosso? Tu non c’eri
alla riunione dal prefetto: si sentono già nel marasma più totale e vogliono
risultati immediati! E in più io, che già mi sento di essere un martire se
penso alla cena di stasera... Ecché, non son cose forse che si devono
condividere con i colleghi queste? In parole povere: mi devo fare il mazzo solo
io?»



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