RUBRICA "DALL'ULTIMO BANCO VEDEVO IL MONDO - I RACCONTI DI ANDREA": DENTRO LA NOTTE, LA PRIMAVERA

Dall'ultimo banco vedevo il mondo 

I racconti di Andrea

  


Dentro la notte, la Primavera*

 

Ho camminato a lungo dentro la notte, questa notte. 
Fino a quasi l’alba. Nell’aria mi pareva d’avvertire un profumo di fiori di campo, persistente. Margherite, bocche di leone, tarassachi, non ti scordar di me, campanule. E ancora ranuncoli, botton d’oro, primule. E poi arbusti di fior di rovo, gelsomini. Mi pareva, dico, perché di notte i fiori chiudono i petali e il loro olezzo diventa meno forte, meno persistente. Forse, ripeto forse, perché in fondo non è vero nemmeno questo. 
In effetti, è tanto tempo che non percepisco più il profumo di un fiore. Davvero, tanto tempo. Probabilmente nel mio cervello è rimasta l’idea in sé, il concetto spirituale del profumo dei fiori, ma in realtà io non lo avverto più. È tutta una finzione, un inganno della mia mente. Camminando, vedo i prati intorno a me, le siepi, gli alberi... Osservo il mondo, ma è un mondo senza luce, senza calore, senza odori, senza stimoli. Quelle piccole macchie che alla pallida luce della luna intravedo sulle distese d’erbe, sui rami, è chiaro per me che sono i fiori e allora, di riflesso, in maniera quasi inconsapevole, mi pare di sentirne il profumo; le mie narici fremono, il mio respiro si fa più profondo. Così è, che l’inganno si compie.
Eppure, pur essendo perfettamente cosciente di non essere uscito per questo scopo, mi attardo, rallento il passo, mi perdo nella menzogna che mi viene propinata dall’animo mio. Ma quale animo? 
E chi ce l’ha più un sentimento, uno spirito, un’anima? Devo smetterla con queste divagazioni, questi anacronismi. La mia realtà è ben altra ed io non sono uscito per celebrare con un inno la primavera!
Ciononostante, i miei occhi si perdono tutto intorno, a contemplare questa bellezza, la meraviglia del creato che si rinnova: qua fuori, intorno a me, la vita riprende, si prepara ad un nuovo ciclo. Ma non mi riguarda; una menzogna, tutto è solo una menzogna, per me! Ecco che cos’è! Uno stupido, bieco, meschino parallelismo con la mia condizione!
Anch’io mi nascondo, mi acquieto, dormo, mi riposo, e poi riemergo fremente di voluttà nuove, di energie da sprigionare, anch’io! 
Non è la stessa cosa, però… 
Ho sentito un verso, nella notte: una civetta, no, mi sbaglio, un assiolo; pensa di farmi compagnia: che stupidaggine! A quelli come me non piace la compagnia. 
Mi sono distratto abbastanza, basta! È ora di nutrirsi...
Eccola, la strada: ci sono delle macchine parcheggiate, lampioni illuminati, un bar ancora aperto. Mi appoggio al palo di un segnale stradale e attendo: qualcuno uscirà dal locale, prima o poi. Non devo aspettare molto: un vecchio ne esce con la sigaretta in mano; si sente da qua la puzza di alcool. È mezzo ubriaco. Mi fa schifo. A passi incerti si allontana, sparisce nella notte. Ecco, ora due ragazzi, allegri. Hanno una sportiva. Ci salgono sopra e partono sgommando. Beati loro! La felicità gli fa compagnia. Per stasera rimarranno vivi, se anche la fortuna gli starà accanto. 
Quasi quasi me ne vado, ma proprio in quel momento spunta una fanciulla. La sento dire che torna subito, va a prendere qualcosa che ha lasciato in macchina. Mi decido, attraverso la strada e mentre lei rovista nella vettura, faccio il giro da dietro e mi presento a lei, improvviso, quando chiude lo sportello. È bella, capelli lunghi, una camicetta sexy. Si spaventa, lancia un piccolo urlo: ci mancherebbe altro, chi non lo farebbe? Non le do il tempo di reagire, ma io sono gentile: prima di morsicarla sul collo un bel buonasera è d’obbligo... 
Ah, com’è dolce e caldo il suo sangue! Mi sento rinascere! La tengo stretta tra le mie braccia e ne aspiro tutta la vita, goccia dopo goccia, poi la adagio lentamente a terra, con cura; le chiudo gli occhi e le sistemo una ciocca ribelle, che è andata a coprirle il viso. Me ne vado, riattraverso la strada e torno tra i prati. Mi sento forte, energico, vitale. E i fiori, adesso, hanno un profumo più intenso.

 © Andrea Ronchetti


* Testo selezionato alla IV edizione del Concorso Letterario per poesie e racconti "Una rondine al tetto", e pubblicato nell'omonima antologia edita da L'ArgoLibro, 2025.



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