RUBRICA "BEI MONDSCHEIN": A BORDO DELLA RACCOLTA DI RACCONTI "NAVI E PORTI", UN PROGETTO EDITORIALE DE LA BOTTEGA DEI TRADUTTORI

 

 

Bei Mondschein 🌙
Letteratura tedesca al chiaro di luna

 a cura di Anna Maria Ferrari

 
 
Si ricorda ai lettori che le parole evidenziate in bianco sono tutte cliccabili e permettono di aprire utili pagine web di approfondimento.
 

Per il primo appuntamento del 2026 con la rubrica Bei Mondschein – letteratura tedesca al chiaro di lunaho il piacere di portarvi letteralmente a bordo di una raccolta di racconti alla cui lavorazione ho partecipato traducendo una delle storie presenti. Dopo il primo libro dedicato alle Stazioni, a fine 2025 è infatti uscito Navi e porti. Leggende e misteri tra finzione e realtà, secondo volume della collana Leggende urbane, ideata e curata da La bottega dei traduttori.

La bottega dei traduttori, nata inizialmente come gruppo Facebook nel 2016, si è poi costituita come associazione di promozione sociale nel 2021. È guidata dalla presidente Annarita Tranfici che con un gruppo di collaboratrici efficientissime sta facendo crescere di anno in anno questa realtà professionale e professionalizzante. I soci della bottega sono traduttori e traduttrici sparsi in tutta Italia e all’estero e il fare rete è uno dei capisaldi dell’associazione che, fra le tante attività, offre sia corsi specifici di traduzione letteraria e tecnica sia corsi che ruotano intorno al mondo dell’editoria e toccano vari ambiti: dalla revisione e correzione di bozze, passando per il corso di InDesign, fino ai contratti e agli aspetti fiscali, per fare qualche esempio. L’associazione organizza, inoltre, incontri in presenza, come l’ultimo tenutosi a Bologna lo scorso gennaio, con un workshop incentrato sulla traduzione del fantastico e dell’horror, e partecipa a diverse fiere letterarie italiane. Fra i numerosi progetti spiccano i bandi in cui i soci e le socie selezionati possono collaborare con case editrici nazionali alla realizzazione di un volume.

Il libro che vi presento oggi, Navi e porti. Leggende e misteri tra finzione e realtà, nasce proprio da un bando interno che aveva per oggetto la ricerca di racconti ambientati sulle navi e nei porti, dove l’elemento misterioso, inquietante e leggendario fosse al centro della narrazione. Il mare è infatti, da sempre, un luogo che ha attratto e contemporaneamente respinto gli uomini. Da un lato è ricco di fascino e di possibilità, dall’altro, con i suoi abissi e le creature che lo popolano, è anche un luogo ignoto e pieno di misteri che risveglia paure ancestrali. Le navi, poi, sono luoghi altrettanto ambivalenti perché, come spiegato nella prefazione, possono fungere da “rifugio e prigione, da mezzo di salvezza o tomba galleggiante” e gli equipaggi, costretti spesso a viverci per periodi molto lunghi, non devono solo condividere spazi angusti, ma anche quegli spazi mentali in cui, a lungo andare, si annidano paranoie e visioni che finiscono per diventare paure concrete.

Fra i racconti inviati dalle traduttrici che hanno partecipato al bando, sono stati selezionati dodici testi; otto tradotti dall’inglese, tre dal tedesco e uno dallo spagnolo, tutti di autori vari, scritti e pubblicati nell’Ottocento o nei primissimi decenni del Novecento. Gli elementi di realtà di queste storie, come per esempio navi affondate e disperse, si fondono con le storie che i marinai si scambiano nei magazzini o nelle locande dei porti in cui raccontano di aver visto o udito cose inquietanti e indicibili. Queste storie, portate poi a bordo di altre navi e narrate nel corso delle lunghe ore di guardia, si arricchiscono di dettagli e suggestioni ed è questa mescolanza fra realtà e fantasia a dare origine alle leggende della raccolta. Sono tanti gli autori che, affascinati da questa commistione, si sono cimentati nella trascrizione delle leggende e si tratta sempre di storie appassionanti e avvincenti, avvolte da atmosfere misteriose ma anche rigorosamente precise per quanto riguarda il lessico specialistico marinaresco. 

Dallo spagnolo troverete il racconto Due Milioni dell’autore peruviano Ricardo Palma, la cui traduzione è di Rebecca Trevisi. Un bottino rubato e sepolto su un’isola deserta e un avido e feroce comandante sono al centro della vicenda. Tra i racconti tradotti dall’inglese, tutti molto suggestivi, spicca un gioiellino scritto da Jack London e tradotto da Marta Tomassetti, Vira a ovest!. Ambientato in uno dei punti più ostili del pianeta, ovvero Capo Horn, punta estrema dell’America del Sud, fa da scenario a una delle storie più crudeli, dove la malvagità umana sembra superare di gran lunga quella delle forze occulte. 
Per quanto riguarda la lingua tedesca, la cui letteratura è al centro della nostra rubrica, nella raccolta sono presenti tre racconti: La Nave della Morte di Heinrich Smidt (1798-1867), la storia di un veliero fantasma a caccia di peccatori le cui anime vengono condannate con l’inganno a servire sulla nave, e che ho tradotto personalmente, Il naufragio del Carnatic di August Justus Mordtmann (1839-1912), tradotto da Barbara Barnini, ispirato alla vicenda del piroscafo postale Carnatic affondato all’ingresso del Golfo di Suez nel 1869 ma che l’autore ambienta nell’Antartico, e L’Olandese Volante, sempre di Heinrich Smidt e tradotto da Veronica Bertolo; si tratta di una delle tante versioni della leggenda popolare norvegese, ripresa da molti autori nonché musicata in tre atti da Richard Wagner.

Ivan Konstantinovič Ajvazovskij (1817 - 1900), Nave nel mare in tempesta, 1858
 
Lascio ora la parola proprio a Barbara e Veronica, che hanno accettato con entusiasmo questa intervista, e ci raccontano qualche dettaglio in più sulle storie a cui hanno lavorato. 

  • Ciao Barbara, ciao Veronica, e benvenute in questo spazio. Per cominciare la nostra intervista vi chiedo di raccontarci qualcosa di voi: come vi siete avvicinate alla lingua tedesca e al mondo della traduzione? E da quali altre lingue traducete?

Barbara: Ciao Anna Maria e grazie per questa intervista. La lingua tedesca è la mia grande passione fin dai tempi delle superiori, mi sono poi laureata in lingua e letteratura tedesca, e da quando abito a Monaco di Baviera ho la possibilità di praticare la lingua nel quotidiano. Mi sono avvicinata al mondo della traduzione quando abitavo nei pressi di Colonia, rispondendo a un annuncio: cercavano traduttori di materiale di marketing dall’inglese in italiano, quindi traduco anche dall’inglese. Poi, da quando faccio parte de La bottega dei traduttori, il focus si è spostato sulla traduzione letteraria, più creativa della traduzione tecnica e assolutamente non realizzabile con IA.

Veronica: Sono sempre stata un’avida lettrice, cresciuta letteralmente a pane e Harry Potter. Ho sempre visto nei libri la possibilità di esplorare realtà e mondi lontani e sconosciuti, e nella figura del traduttore la persona che ne rende possibile la scoperta. Con la lingua di Goethe è stato amore a prima vista: avevo tredici anni, ho sentito una canzone in tedesco e ho deciso che dovevo impararlo. Ho iniziato proprio traducendo i versi di quella canzone, usando un piccolo dizionario tascabile che si era comprata mia madre per un viaggio a Berlino negli anni ’90. Il tedesco poi non l’ho più lasciato, e il resto è venuto da sé: il liceo linguistico, gli studi all’università, iniziati con una triennale in mediazione linguistica a Torino e terminati con una magistrale in interpretazione di conferenza a Heidelberg, in Germania. Lavoro come traduttrice freelance da tanti anni, e nell’ultimo ho cominciato ad avvicinarmi al mondo della traduzione letteraria, il mio sogno nel cassetto. Oltre che dal tedesco, traduco anche da inglese e romeno. 

  • Mi fa piacere sapere che anche per voi, come per me, l’amore per il tedesco ha radici antiche! Partecipare a questi bandi della Bottega dà la possibilità di scoprire autori del passato ormai dimenticati o magari mai arrivati in Italia, ma che si rivelano essere delle belle sorprese, letterariamente parlando. Come avete affrontato il lavoro di ricerca dei testi per Navi e porti: vi ha richiesto molto tempo o avete reperito i testi agevolmente? E cosa vi ha colpito in particolare dei racconti che avete proposto e/o dei loro autori?  

Barbara: Non mi ha richiesto molto tempo trovare il testo Der Untergang der Carnatic – Il naufragio del Carnatic di A.J. Mordtmann per il progetto Navi e porti; ho digitato Spukgeschichte – storia di fantasmi - su Projekt Gutenberg, la biblioteca digitale di classici della letteratura tedesca, ma anche inglese, una miniera d’oro per la ricerca di opere di pubblico dominio. Mi ha colpito l’atmosfera di mistero in cui è avvolta questa storia, alone di mistero percepibile fin dall’inizio.  

Veronica: Il testo che ho tradotto, L’Olandese Volante (Der fliegende Holländer) di Heinrich Smidt, mi ha colpita innanzitutto per la trama in sé, leggermente diversa da altre versioni dell’omonima leggenda più diffuse in Italia. Heinrich Smidt, oltre che scrittore, era anche marinaio, e all’interno della raccolta Seemanns-Sagen und Schiffer-Märchen ha trascritto le leggende che sentiva raccontare a bordo delle navi nei primi decenni del XIX secolo, tra cui, appunto, quella dell’Olandese Volante. Anche lo stile di Smidt è particolare: la narrazione coinvolgente e ricca di suspense contiene numerosi elementi tipici del gergo marinaresco, che contribuiscono a renderla straordinariamente realistica. Trovare il racconto non è stato semplicissimo. Durante la fase di ricerca ero a Rostock, città tedesca sul Mar Baltico, e speravo di riuscire a reperire una leggenda legata a quella specifica regione. Nonostante il lavoro di ricerca sul campo tra librerie dell’antiquariato, biblioteche e musei della navigazione, non sono riuscita a trovare una leggenda che rientrasse nei parametri richiesti dal bando. È stata proprio una libraia a suggerirmi di cercare all’interno del progetto Gutenberg, e lì ho trovato la raccolta di racconti di Heinrich Smidt. Il caso ha poi voluto che anche Anna Maria, che ha revisionato la mia traduzione, avesse proposto un altro racconto dello stesso autore, La Nave della Morte (Das Totenschiff ), e tratto dalla stessa raccolta.

  • Con quale strategia avete deciso di impostare la traduzione? Avete prediletto un approccio estraniante o addomesticante, oppure avete cercato di mediare? 
Barbara: Io sono per la fluidità narrativa e la comprensione immediata, quando leggo un’opera tradotta voglio capire subito di cosa si tratta. Se questo è approccio addomesticante, allora l’ho seguito, ma a me preme, principalmente, che il racconto scorra bene come l’acqua. 
 
Veronica: Ho cercato di mediare tra approccio estraniante e addomesticante e di applicare il più possibile il principio di “bella e fedele”. A volte, però, è stato necessario andare più marcatamente nell’una o nell’altra direzione e lavorare di compensazione in altri punti.
  • Entrambi i vostri racconti sono lunghi e hanno una trama molto articolata: su quali aspetti della traduzione avete incontrato maggiori difficoltà e cosa, invece, avete trovato che fosse più nelle vostre corde tradurre?        
Barbara: Le difficoltà maggiori sono state: 1) la resa della terminologia marinaresca, prima capirla in tedesco e poi tradurla in italiano, per esempio kreuzen significa incrociare, nel linguaggio nautico bordeggiare, cioè navigare contro vento, procedendo a zigzag e 2) la grande sfida, ritrovarsi nella suddivisione temporale, in quanto si tratta di un racconto al passato dentro un racconto al presente; quindi trovare la linea di demarcazione, soprattutto ai fini della resa grammaticale, tra quanto era accaduto anni prima, e che viene raccontato nel presente, e che va a intrecciarsi con i fatti presenti. Non so se sono riuscita a spiegarmi. Insomma, una specie di rompicapo! Fin dalla prima lettura dell’originale mi ero resa conto che la traduzione mi avrebbe dato non poco filo da torcere, ma mi avrebbe appassionato, come poi è stato, soprattutto nella parte finale, dove il mistero si intensifica. 
 
Veronica: La terminologia è sicuramente stata un aspetto che mi ha dato parecchio filo da torcere. Come accennavo prima, Heinrich Smidt era un marinaio e conosceva perfettamente il lessico della navigazione e il gergo marinaresco. Trattandosi oltretutto di un’opera scritta quasi due secoli fa, ho incontrato anche parecchi termini caduti in disuso. La prima cosa che ho fatto è stata procurarmi due buoni glossari nautici, uno in tedesco e uno in italiano, e individuare le corrispondenze terminologiche incrociando definizioni e immagini. Per i termini più desueti, ho trovato molto utile lavorare con il dizionario della lingua tedesca dei fratelli Grimm (DWB). Dopo lunghe e appassionanti ricerche terminologiche, sono diventata una grande esperta di bompressi, vele di strallo, pennoni e coffe. Le parti discorsive, invece, sono state più semplici da rendere e mi sono divertita molto a ricreare le descrizioni e i dialoghi tra i personaggi, giocando con i cambi di registro come Smidt ha fatto in tedesco.
  • Concordo con voi sulla difficoltà del gergo marinaresco ma anche sul divertimento che molti passaggi ci hanno procurato, i dialoghi fra tutti. Dopo la traduzione ci si è dedicati a un approfondito lavoro di revisione in più tappe, una fase che insegna moltissimo proprio grazie al fatto di poterci revisionare a vicenda, scambiandoci i testi. Vorrei ci raccontaste com’è stata per voi questa esperienza e cosa avete appreso di nuovo, se c’è stato, sul vostro modo di tradurre.

Barbara: La fase di revisione è la manna dal cielo, finalmente si esce dal proprio bozzolo e ci si può confrontare; sono come tante lampadine che si accendono all’improvviso e che ti fanno vedere tutto: senso, grammatica, stile, vocabolario, da un’altra prospettiva. Non mi stancherò mai di ringraziare le ragazze che hanno revisionato la mia traduzione, te Anna Maria, Mariangela, Valeria e Annarita. Ho appreso l’importanza della collaborazione per raggiungere la tanto agognata scorrevolezza.

Veronica: La fase di revisione è stata una bellissima opportunità di confronto. Io mi sono occupata della revisione della traduzione dall’inglese di Giovanna D’Onofrio del racconto Le Navi Maledette (The Haunted Ships) di Allan Cunningham. La prima revisione del mio racconto è stata invece a cura di Anna Maria Ferrari. Sono seguiti altri passaggi di revisione con Mariangela Di Grado, Valeria Ebana e Annarita Tranfici. Ognuna di loro mi ha dato spunti molto interessanti. Ciò che ho imparato sul mio stile traduttivo è che avere esperienza come transcreator rappresenta una grande risorsa in termini di capacità di riformulazione e ricreazione di determinati effetti voluti dall’autore. È però sempre necessario valutare attentamente quando distaccarsi e quando invece mantenere una maggiore aderenza al testo di partenza, e in fondo è forse proprio questo il nodo dell’approccio estraniante o addomesticante di cui parlavamo prima. Questa esperienza è stata un’ottima palestra in tal senso.

  • Sono d’accordissimo, la fase di revisione è illuminante e allo stesso tempo fondamentale per apprendere a tradurre ancora meglio. Ora invece vi chiedo: quale autore o autrice avete nel cassetto che vi piacerebbe un giorno tradurre o ritradurre e perché?

Barbara: Mi piacerebbe continuare a tradurre un autore regionale, bavarese per l’esattezza, Ludwig Ganghofer, ho già tradotto due dei suoi racconti, uno per La bottega e uno per ABEditore, e li ho trovati ben scritti e interessanti.

Veronica: Mi piacerebbe dare una voce italiana ad autori e autrici delle minoranze tedesche della Romania. In Italia conosciamo la premio Nobel Herta Müller e la straordinaria Iris Wolff, ma il panorama letterario è molto più variegato: Oskar Pastior, Richard Wagner, Karin Gündisch, Ursula Ackrill, Johann Lippet ed Eginald Schlattner, solo per citare alcuni esempi. Tante voci che hanno poeticamente raccontato come la storia del ’900 abbia stravolto il destino di intere comunità in quella parte d’Europa. Dopo l’emigrazione di massa, quel che resta oggi è un velo di malinconia per un passato che non tornerà più e che è ancora ben percettibile in qualsiasi villaggio di origine tedesca della Transilvania, del Banato o del Maramureș. In generale, la Romania è una terra magica della quale in Italia si sa ancora troppo poco e mi piacerebbe contribuire a farla conoscere un po’ di più, anche dal punto di vista letterario.

  • Nell’augurarvi di cuore di poter raggiungere questi traguardi, vi chiedo infine: cosa vi ha spinto a diventare socie de La bottega dei traduttori?

Barbara: Interesse per la traduzione e per la ricerca di autori sconosciuti, per esempio Ludwig Ganghofer è stata una bella scoperta, e tradurre un autore, al quale i suoi corregionali hanno dedicato una strada nel centro di Monaco di Baviera, mi riempie un po’ di orgoglio! 

Veronica: La voglia di fare rete, conoscere colleghe e colleghi, mettermi alla prova e crescere professionalmente. Ho scoperto La bottega dei traduttori al Salone del libro di Torino un paio di anni fa, e ho subito deciso di associarmi. Colgo l’occasione per ringraziare tutte le persone che, con il loro lavoro e incrollabile impegno, rendono questa bellissima comunità così viva.

Grazie Barbara e grazie Veronica per averci raccontato qualcosa di voi e del vostro lavoro, ma soprattutto di aver svelato qualche dettaglio sul processo di traduzione che c’è dietro ai racconti che compongono Navi e porti. Lo scopo di questa rubrica è infatti non solo di parlare di letteratura di lingua tedesca ma, nel farlo, di dare risalto alla traduzione e far conoscere più da vicino ai lettori di quale mondo complesso ma affascinante si tratta. Ed è anche una delle missioni che si prefigge La bottega dei traduttori, molto presente sui social e autrice, fra le tante cose, di un podcast molto interessante che parla di lingue e di tutto il mondo che ruota loro intorno. Potete ascoltare Tradustorie sulle principali piattaforme.

Ricordo infine che al prossimo Salone Internazionale del Libro di Torino La bottega dei traduttori sarà presente al padiglione PAD2 stand F110, un’occasione per conoscerla di persona e scoprire le sue belle pubblicazioni. 

Io vi ringrazio per averci letto e vi aspetto al prossimo appuntamento al chiaro di luna! 

 © Anna Maria Ferrari



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